roberto cattini
fotografie

"Vedere dove non c'è qualcosa, questo è il vero vedere; questo è l'eterno vedere" (D.T.Suzuki, Essays in Zen Buddhism)

Sono nato nel 1959 in una cittadina dell'Italia del nord.
La mia passione per la fotografia è iniziata alla fine del 1999, da autodidatta, in occasione di un viaggio in Sudan.
Per diverso tempo, il mio interesse è stato soprattutto verso la fotografia di viaggio e naturalistica.
In seguito, lo studio degli scritti e delle immagini di Luigi Ghirri, hanno iniziato ad allargare l’orizzonte della mia conoscenza al mondo della fotografia a tutto tondo, senza distinzione di genere.
Certamente fondamentale nella mia formazione è stata la lettura delle sue “Lezioni di fotografia”.
Di Ghirri, in particolare, condivido l’invito a “ricercare una fotografia che instauri nuovi rapporti dialettici e che sia anche un possibile metodo per organizzare lo sguardo, affinché questo non rimanga più inerte di fronte ad un esterno sempre più incomprensibile e complesso”.
Negli anni, la mia ricerca ha abbandonato la rappresentazione iconografica più convenzionale di luoghi e persone e si è indirizzata sempre di più verso la percezione di quella che chiamerei realtà secondaria, o nascosta; soggetti, luoghi, od associazioni che sfuggono usualmente allo sguardo alienato da milioni di rappresentazioni visive stereotipate, ma che nondimeno, o forse maggiormente, testimoniano la complessità della realtà che ci circonda.
Non sono, di massima, un fotografo progettuale; anche se mi sono a volte impegnato in progetti specifici, la mia fotografia nasce più da una osservazione continua della realtà circostante e solo in seguito si sviluppano le idee che portano a raccogliere varie immagini in un progetto.
Non credo di aver alcun segreto o talento che renda la mia fotografia speciale.
Mi reputo un mero artigiano della luce, guidato dalla convinzione che non dobbiamo mai smettere di guardare al mondo con gli occhi curiosi e stupefatti di un bambino, perché, come dice Amleto "Ci sono molte più cose in cielo ed in terra, Orazio, di quante ne conosca la tua filosofia".

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